OSSERVATORIO SUI SAPERI UMANISTICI

La domanda sull’utilità, il significato, la funzione dei saperi umanistici assume oggi un’urgenza e una configurazione inedite. Per molto tempo le nostre società hanno affidato a questi saperi un ruolo di coscienza e comprensione di sé; ora invece appaiono dubitare dell’opportunità di dedicarvi ancora energie e risorse economiche. In questione risultano i criteri stessi che hanno finora retto l’autorevolezza della cultura umanistica. A chi pratica gli studi umanistici si impone così l’esigenza di una nuova riflessione, che si interroghi anzitutto sul loro ruolo sociale, ma che non rinunci a interrogare a sua volta criticamente – com’è prerogativa di questi saperi – le trasformazioni in atto.
In questa prospettiva, l’Istituto per la storia del pensiero filosofico e scientifico moderno del CNR ha deciso, nel 2012, di dare vita a un Osservatorio sui saperi umanistici. L’intento era avviare – a un livello istituzionale che finora nel nostro paese mancava – una riflessione informata sulle trasformazioni effettive e sul dibattito in corso riguardanti le discipline umanistiche: la loro specificità, la loro funzione sociale, le loro metodologie di ricerca e di insegnamento, i loro valori e il modo di valutarle.

Si tratta di raccogliere e mettere a punto strumenti, documenti, materiali per orientarsi in uno scenario in rapida metamorfosi. Alcuni temi sono stati individuati in partenza, altri sono emersi ed emergeranno nel tempo, sia dal panorama dei fatti e delle analisi, sia, auspicabilmente, dalla capacità dell’Osservatorio di promuovere una rete di interazioni e dibattiti. Al momento l’attenzione si concentra sulle occasioni di approfondimento – anche per esplorazioni puntuali – di una storia, genealogia e autocritica storica dell’umanesimo, nella prospettiva di individuare nuovi significati per saperi nati con precise funzioni socio-culturali e politiche. Si tratta di mettere a fuoco i rapporti tra studi umanistici e valori umanistici e la loro incidenza nella costituzione dell’immagine dell’uomo, dell’identità culturale, del confronto interculturale. Ne va, di nuovo, del tema classico dell’utilità della storia, in particolare della sua capacità di mettere in prospettiva i problemi del presente e di aprire spazi di confronto tra visioni storicamente determinate dell’uomo e della società. Più in generale, il tema si impone anche nel senso di un riesame del nesso tra storia e filosofia nella nostra tradizione culturale.
Per altro verso, la questione della funzione civile dei saperi umanistici deve confrontarsi con la consapevolezza del fatto che l’idea di un rapporto lineare tra scienza e democrazia, cultura e libertà, si è rivelata spesso un mito. Una ben più complessa analisi dell’articolazione e del ruolo dei saperi nella “società basata sulla conoscenza” si rende necessaria, con particolare riguardo ai luoghi di mediazione della tensione tra la frammentazione specialistica dei saperi e l’ideale di una cultura diffusa e di una cittadinanza informata. Obiettivi e metodi dell’insegnamento e dello studio delle discipline umanistiche vanno interpellati contro questo sfondo, segnato oggi da una crisi in cui s’intrecciano radici economiche e radici culturali. Speciale attenzione meritano in proposito le trasformazioni nelle politiche della conoscenza e nelle pratiche di produzione della conoscenza in Europa. Un’analisi dei valori e dei metodi in base ai quali operano i nuovi dispositivi di valutazione della ricerca può offrire un punto di osservazione privilegiato. Qui e altrove, l’interrogativo sulla specificità degli studi umanistici deve confrontarsi con una serie di distinzioni, non del tutto sovrapponibili e spesso sdrucciolevoli: discipline umanistiche contro discipline scientifiche, saperi teoretici contro saperi pratici, ricerca pura contro ricerca applicata. Bisogna riconsiderare – anche attraverso casi esemplari – i processi che hanno indotto tali separazioni e le hanno giustificate teoricamente, e al tempo stesso esplorare le proposte per il loro superamento in una nuova comprensione della complessità. Occasioni di confronto peraltro non mancano: dalla valorizzazione delle stesse implicazioni culturali delle scienze e delle tecniche mediante la loro considerazione storica, ai nuovi interrogativi suscitati dalle trasformazioni tecnico-scientifiche dell’umano.

Queste le linee provvisorie su cui si orientano attività e ricerca dell’Osservatorio:

  1. Umanesimo/Humanities: identità, confini, sconfinamenti
  2. Scuola e metodologie d’insegnamento
  3. Democrazia e saperi
  4. Valutazione della ricerca